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BIOGRAFIA
Resi Cibabene è nata a Novi Ligure e vive a Gavi.
Insegnante, ha lavorato a lungo anche come formatore di docenti di
Lingua straniera, insegnando glotto-didattica. Adora gli scacchi e
la musica classica. Le piace praticare sport. Appassionata di storia locale,
fa parte del Direttivo del Centro Studi “In Novitate”; autrice
con Cesare Simonassi del saggio”Da Novi a Marengo” (2000), ha pubblicato
anche i romanzi “L’inverno dell’aquila”(1994) vincitore del premio “Il Cardo
– Viareggio 1993, “La tana del Lupo”(1994 – ristampa nel 2005), entrata in classifica
al premio “Orizzonti” 1994, e “La filanda”(1997) entrata in finale al premio “L’Autore” 1997.
Questo è quanto si legge sul quarto di copertina dei suoi libri,
ma che cosa significa “appassionata di storia”? Non certo il pallino per
pedanti, nozionistiche liste di informazioni!
L’Autrice è nata e cresciuta in un’antica casa, le cui pareti
letteralmente “trasudavano storia”, ma non nel senso che là si fossero
firmati trattati o pianificate battaglie: lo scorrere dei secoli vi aveva lasciato
le sue tracce un po’ dappertutto; i muri spessi, le grosse travi, le volte a
padiglione parlavano di un tempo lontano, in cui la vita di ogni giorno era stata
diversa da quella di oggi: tutto l’insieme comunicava un’emozione profonda - troppo
complessa perché una bambina potesse chiarirsela – che la spingeva ad interessarsi al
passato, a subirne il fascino.
Ecco perché il punto focale, attorno a cui ruota la sua produzione, è ancor oggi
l’emozione provocata dalle tracce del passato – siano esse sbiaditi manoscritti,
antichi muri o utensili del “tempo che fu”- : questo è lo stimolo che la spinge a
“raccontare il passato” attraverso le storie che inventa. Il gioco delle provocazioni
assomiglia a quello delle scatole cinesi: una testimonianza lasciata su un antico
manoscritto rimanda ad un preciso momento del passato, di cui bisogna “sapere di più”;
la documentazione su testi e saggi porta alla luce nomi, altre notizie,
brandelli di vite ormai concluse. E’ un susseguirsi di emozioni, di scintille che
innescano una reazione a catena: nella mente si crea un affresco con
numerose scene; poi i quadri si animano; i personaggi cominciano a muoversi e a
parlare: attorno al primo episodio, si sviluppa la vicenda. Centrale a tutto, però,
ad ogni singolo romanzo e a tutta l’opera presa nel suo complesso, è l’essere
umano con le sue passioni, le sue cadute e il suo costante progredire. L’amore
per la storia è l’amore per l’uomo: per questo, forse, la storia locale è più
provocatoria della Grande Storia.
Nel microcosmo di un piccolo episodio – talmente insignificante da venire tralasciato
dai manuali scolastici – si ritrovano tutte le molle che fanno scattare il
“grande evento”: le smanie peggiori e gli slanci sublimi, le necessità impellenti e
i nobili ideali. Anche l’elemento misterioso, comune a tutti i suoi romanzi,
altro non è che il richiamo ad una ricerca più alta, che vibra in ogni esistenza:
il senso della vita, il più grande di tutti i misteri. Raccontare una “bella storia”
è un modo per scandagliare le mille pieghe dell’animo umano, per interrogarsi
sulle motivazioni degli individui, sul perché di certi eventi , e – perché no? -
di provare a rispondere alle antiche domande “chi sono io?”, “da dove vengo?”,
“dove vado?”. Per questo, forse, le sue storie si leggono tutte d’un fiato,
per vedere come vanno a finire: è inevitabile identificarsi nei protagonisti,
coinvolgersi nelle loro vicende; e poi si rileggono, per andare più piano,
per sostare a riflettere ora su una scena, ora su un dialogo; non ci si accorge
nemmeno di aver imparato qualche stralcio di storia in più.
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